La web reputation

WEB REPUTATION

La reputazione digitale

Tempo fa Microsoft ha condotto una ricerca relativa alla reputazione on line e alle sue implicazioni sulla nostra vita privata e professionale. Sono stati coinvolti più di 1.000 operatori del settore Human Resources e altrettanti lavoratori, scelti in diversi paesi del mondo (USA, Francia, Germania e UK). Sebbene sia passato del tempo, ancora sono pochi coloro i quali si rendono conto delle conseguenze di quello che scrivono on line.

Sebbene attualmente il campo della “private web reputation” (per distinguerla dalla “brand reputation”, propria delle aziende) sia forse ancora agli albori o poco più, secondo certi esperti del settori sarà solo una questione di tempo (10-15 anni) ma poi si arriverà addirittura alla definizione di un punteggio che verrà utilizzato per valutare la nostra reputazione virtuale, quella che per intenderci noi stessi ci costruiamo ogni giorno frequentando le Rete.

Tornando allo studio condotto da Microsoft, emerge che sempre più Società di recruitment (anche dietro precisa richiesta delle aziende loro clienti) stanno tenendo in sempre maggior considerazione la web reputation dei candidati che vengono sottoposti ad un processo di selezione.

Reputazione digitale: come mettersi in mostra on line (Video di Adecco su Youtube) 

Le competenze chiave in Italia

Le competenze chiave individuate dall’Europa (cfr. post precedente), in Italia sono state richiamate nell’ambito del Decreto n.139 del 22 Agosto 2007 “Regolamento recante norme in materia di adempimento dell’obbligo di istruzione” che ha individuato le otto competenze chiave di cittadinanza (qui riportate per titolo) che ogni cittadino dovrebbe possedere dopo aver assolto al dovere di istruzione:
  • Imparare ad imparare
  • Progettare
  • Comunicare (comprendere e rappresentare)
  • Collaborare e partecipare
  • Agire in modo autonomo e responsabile
  • Risolvere problemi
  • Individuare collegamenti e relazioni
  • Acquisire ed interpretare l’informazione

Per approfondire, seguire il link “Le competenze chiave e i diritti di cittadinanza”

Competenze chiave per l’apprendimento permanente

Le competenze chiave secondo l’Europa

ATTO: Raccomandazione 2006/962/CE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 18 dicembre 2006, relativa a competenze chiave per l’apprendimento permanente [Gazzetta ufficiale L 394 del 30.12.2006, pag. 10].

Le competenze chiave per l’apprendimento permanente sono una combinazione di conoscenze, abilità e attitudini appropriate al contesto. In particolare, sono necessarie per la realizzazione e lo sviluppo personali, la cittadinanza attiva, l’inclusione sociale e l’occupazione.

Le competenze chiave sono essenziali in una società della conoscenza e assicurano maggior flessibilità ai lavoratori per adattarsi in modo più rapido a un mondo in continuo mutamento e sempre più interconnesso. Inoltre, tali competenze sono un fattore di primaria importanza per l’innovazione, la produttività e la competitività e contribuiscono alla motivazione e alla soddisfazione dei lavoratori e alla qualità del lavoro.

Le competenze chiave dovrebbero essere acquisite:

  • dai giovani alla fine del loro ciclo di istruzione obbligatoria e formazione, preparandoli alla vita adulta, soprattutto alla vita lavorativa, formando allo stesso tempo una base per l’apprendimento futuro;
  • dagli adulti in tutto l’arco della loro vita, attraverso un processo di sviluppo e aggiornamento delle loro abilità.

Otto competenze chiave (ecco quali sono, nel dettaglio):

Il quadro di riferimento delinea otto competenze chiave e descrive le conoscenze, le abilità e le attitudini essenziali ad esse collegate. Queste competenze chiave sono (per titoli):

  • la comunicazione nella madrelingua
  • la comunicazione in lingue straniere
  • la competenza matematica e le competenze di base in campo scientifico e tecnologico.
  • la competenza digitale
  • imparare ad imparare
  • le competenze sociali e civiche.
  • senso di iniziativa e di imprenditorialità
  • consapevolezza ed espressione culturali.

Le competenze chiave sono tutte interdipendenti e ogni volta l’accento è posto sul pensiero critico, la creatività, l’iniziativa, la capacità di risolvere problemi, la valutazione del rischio, la presa di decisioni e la gestione costruttiva delle emozioni.

Gli ITS, dalla formazione al lavoro.

ITS: 2400 iscritti in 120 nuovi corsi per una realtà che fa trovare lavoro
di Giulia Boffa (tratto da www.orizzontescuola.it)

Le 75 fondazioni Its aperte in Italia hanno registrato 120 nuovi corsi e più di 2.400 iscritti al primo anno nel biennio 2014-2016, che si uniscono a 232 moduli attivi dal 2013 e le sei aeree dell’offerta formativa: efficienza energetica, mobilità sostenibile, nuove tecnologie per la vita, nuove tecnologie per il made in Italy, tecnologie innovative per i beni e le attività di turismo, tecnologie dell’informazione e della comunicazione.

I corsi offrono impatto diretto sul lavoro: le 1.800-2mila ore di corso sono occupate per almeno il 30% da uno stage, che ha fatto trovare lavoro al 65% degli allievi, con picchi del 90% in Veneto e del 100% nel caso dell’Its di Genova.

Tra i corsi nuovi attivati quest’anno c’è l’Its del turismo e dell’ospitalità dell’eccellenza italiana, sistemi e soluzioni di informatica medica o diplomi di tecnico superiore per prodotto, marketing e internazionalizzazione del settore legno arredo.

Cosa sono gli ITS: Gli Istituti Tecnici Superiori sono “scuole ad alta specializzazione tecnologica”, nate per rispondere alla domanda delle imprese di nuove ed elevate competenze tecniche e tecnologiche. Formano tecnici superiori nelle aree tecnologiche strategiche per lo sviluppo economico e la competitività  e costituiscono il segmento di formazione terziaria non universitaria.

(Per approfondire, vai alla pagina dedicata alla formazione postsecondaria non universitaria)